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Idolos de la Hinchada: Rene “El Loco” Houseman

24 settembre 2010

Inauguriamo una nuova sezione “Idolos de la Hinchada” vi raccontaremo dei calciatori che hanno fatto la storia del calcio Argentino, per come giocavano e per come erano nella vita reale, il nostro carissimo amico Gordon74 di Terracina ma fanatico del Calcio Argentino e del Rosario Central ci invita a scoprire la vita de “El Loco” Rene Houseman.

Renè Houseman “El Loco” saluta la curva dell’Huracan

César Menotti era inquieto. La squadra dell’Huracan rimaneva concentrata nell’hotel per preparare la partita del giorno dopo, ma una delle grandi stelle della squadra non si era presentata. Il passare dei minuti non fece altro che aumentare la preoccupazione di Menotti che si rivolse al suo collaboratore Poncini e gli chiese di accompagnarlo, perché credeva di sapere dove trovare nascosto Renè Houseman. Si diressero al Bajo Belgrano, la zona da dove proveniva Houseman, ed arrivando videro che si stava disputando una partitella di barrio, l’appuntamento abituale dei fine settimana. Menotti si fissò sui giocatori e vide che non c’era Houseman tra loro. Respirò sollevato, ma la tranquillità durò poco, il tempo che tardò a dirigere i suoi occhi verso la panchina. Houseman era seduto sulla panca, Menotti si avvicinò a lui e gli domandò che cosa faceva lì. René gli rispose: “Vedesse come gioca l’11!“. Houseman pensava che Menotti lo stava rimproverando perché non era in campo, non per essersi assentato dal ritiro della squadra che disputava una partita di Prima Divisione il giorno dopo, per giocare una “pachanga” con gli amici del barrio.
Questo aneddoto che racconta Angel Cappa nel suo meraviglioso libro ‘La intimidad del futbòl’, riflette alla perfezione come è stato Houseman, soprannominato ‘El Loco (Il Pazzo)’ o ‘Hueso (Osso)’, un uomo per cui la vita è stata come il calcio, un gioco.
Considerato uno dei migliori estremi destri della storia del calcio argentino, Menotti lo definì come “un misto tra Maradona e Garrincha“, mentre Carlos Babington, un’altra icona dell’Huracan, lo segnalò come “il giocatore più dotato di tutti.” A questa collezione di elogi va aggiunto quello che ricevette dal Gitano Miguel Angel Juárez: “Per me non è esistito mai un giocatore dello stile di Houseman. Pele, con tutto il suo talento, non è capace di inventare in velocità come René. È l’unico che corre nell’aria, senza toccare il terreno. Sempre riferendosi a Pele, René è più dotato, più pazzo, più geniale, più inventore con la palla.

Ma l’ammirazione con la quale si parlava del suo calcio brillante, immaginativo, diretto, rapido e destabilizzante, spariva quando si parlava della sua disordinata vita privata. Una vita precipitosa, goduta al massimo e dove si è mostrato sempre tanto imprevedibile come sul prato. Houseman, che si diede sempre arie di essere villero e non occultò mai la sua origine umile, mai volle familiarizzare col significato della parola responsabilità. Nato a La Banda (Santiago dell’Estero), si trasferì da bambino in Bajo Belgrano, a Buenos Aires, e dicono che fu quella condizione di villero che indusse i responsabili dell’Escursionistas a non ammetterlo in squadra.
Houseman diresse allora i suoi passi verso i rivali, i Defensores di Belgrano.
Da lì passò all’Huracan, col quale divenne campione di Argentina nel 1973 e visse l’epoca più brillante di questo club e la sua propria. Internazionale assoluto, partecipò al Mondiale del 1974 e nel trionfo dell’Argentina in quello del 1978.

Nel 1980, a solo 27 anni, iniziò una peregrinazione nelle ultime cinque stagioni della sua carriera che lo portò a River Plate, al Colo Colo in Cile, di nuovo Huracan, Independiente, Amazulu in Sudafrica ed Escursionistas, il club che l’aveva respinto e nel quale mise fine alla sua traiettoria professionale. Lasciò ricordi per azioni memorabili sul prato ed un’importante collezione di aneddoti sulla sua forma di intendere la vita. Fu un genio del calcio e l’unica opzione era accettarlo come era. Non cambiò mai, perchè nemmeno ci provò, e tutto quello che implicava la professionalità non gli interessò mai.
E ancora meno, la disciplina.
Assicurano che non sopportava i ritiri e molto meno passare le notti dei venerdì ed i sabati rinchiuso in un hotel. Raccontano che fuggiva per disputare partite di quartiere, ma anche per andare alle feste. In una di quelle occasioni dicono che gli scappò la mano in un compleanno e ritornò al ritiro in condizioni non molto buone. Quel giorno, inoltre, l’Huracan affrontava di mattina il River Plate e non di pomeriggio, come era solito.
Senza nemmeno il tempo per dormire né per rimettersi delle conseguenze della ‘dura’ notte, Houseman saltò in campo e più che giocare quello che fece fu vagare sul prato. Così fu fino a che quasi alla fine ricevette il pallone, si liberò di due centrali, Perfumo e Ártico, e superò il Pato Fillol nell’uno contro uno.
Il River ebbe ancora tempo per pareggiare, ma l’incontro fu sempre ricordato per il golazo segnato da un Houseman arrivato dalla festa. Fillol dichiaró al riguardo: “Mi sembra terrificante che ciò che è successo. Non volge bene né per Houseman né per il corpo tecnico.” Lo stesso René raccontò che dopo aver segnato il goal si finse infortunato, chiese la sostituzione ed andò direttamente a casa a dormire.

 

 

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  1. Gordon74 permalink
    24 settembre 2010 11:48

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